5 domande a Düzen Tekkal

Werte / N° 21

“Abbiamo

fatto troppo

poco

riferimento ai

nostri valori”

L'attivista tedesca per i diritti umani DÜZEN TEKKAL chiede una politica di migrazione e integrazione più chiara. Ma questo non può prescindere da un confronto sull'identità tedesca

Signora Tekkal, sono tre i temi principali che dominano la so- cietà odierna: i cambiamenti climatici, la digitalizzazione e la migrazione. Come vede la Germania in termini di migrazione a cinque anni dalla crisi dei rifugiati?

Con ambivalenza. Siamo diventati pionieri della dignità umana, soprattutto per i più bisognosi di protezione e accoglienza, e siamo passati alla storia per il nostro approccio umanitario dal volto umano. Ma dobbiamo ancora trovare il giusto equilibrio tra la cul- tura dell’accoglienza e quella dell'accettazione. Se alle persone è permesso di gettare via i passaporti ed entrare più volte senza al- cuna prova delle loro origini, la nostra accoglienza verrà inevitabil- mente sfruttata. Dobbiamo sviluppare delle risposte affidabili. Non disponiamo ancora delle politiche adatte a prevenire la migrazione e per questo siamo parte del problema.


La Germania è da 50 anni un paese d’immigrazione. Non ab- biamo imparato abbastanza dalle nostre esperienze ed errori?

Il problema è che non ci siamo mai definiti un paese di immigra- zione e l'emergenza educativa nata con la prima generazione di lavoratori ospiti non è stata ancora compensata. Max Frisch scrisse la meravigliosa frase “Abbiamo chiamato dei lavoratori, ma sono arrivate delle persone”. Al tempo dei miei genitori l’importante era lavorare, non imparare il tedesco. Ciò ha ostacolato il senso di uni- tà. Quindi non si può incolpare la gente oggi, quando per decenni non ci è stato permesso di essere tedeschi.


Forse perché le generazioni di tedeschi traumatizzati dalla guerra e dal dopoguerra dovevano prima chiarire la propria identità?

Questo è sicuramente un fattore importante. Spesso noto nei tede- schi una certa difficoltà nello spiegare cosa li rende tedeschi. Que- sto ha senz’altro a che fare con il trauma tedesco. Abbiamo ignora- to questa domanda di identità, creando un vuoto che alla fine è stato colmato dai predicatori d’odio e dai gruppi di destra. Purtrop- po l’AfD è riuscito a sfruttare efficacemente la questione dell'iden- tità. È necessario quindi sviluppare una nuova politica. I partiti po- polari hanno dormito fin troppo.


Cos’è che hanno sbagliato i partiti popolari?

Negli ultimi decenni abbiamo elaborato politiche di migrazione e integrazione per i migranti, ma non per la Germania. Abbiamo fat- to troppo poco riferimento ai nostri valori, impedendo ai migranti di integrarsi veramente.


Lei dice anche che alla nostra politica manca il calore umano ...

Sì, io un politico devo poterlo amare. Ma questa dimensione ci manca completamente. È una questione di sentimenti e di cuore e non solo di testa e razionalità. Devo sentirmi ben governata. In Germania dobbiamo imparare ad apprezzare e presentare meglio la nostra democrazia, il nostro stato costituzionale, i nostri valori e a smetterla di essere troppo duri con noi stessi. Io sono profonda- mente orgogliosa di essere tedesca. Punto. Non posso spiegarlo, è una sensazione.

Testo: Martin Häusler

Immagine: Urban Zintel

DÜZEN TEKKAL

Nata ad Hannover nel 1978, Tekkal è una degli undici figli di una coppia di rifugiati curdi yazidi. Dopo la laurea in scienze poli- tiche si fa un nome come giornalista di guerra e cineasta. Con la sua organizzazio- ne umanitaria Háwar si impegna a soste- gno delle vittime dell'ISIS. Nel 2019 il go- verno tedesco la nomina alla Commissione sulle cause dell’immigrazione.

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