Intervista / Ghassan Aboud

Werte / N°24

“Lavoro

sempre per

il bene

comune”

In pochi anni l’imprenditore siriano Ghassan Aboud ha costruito un impero da un miliardo di dollari. Ma mai come ora pensa a fare del bene

Signor Aboud, lei è nato nel 1967 in Siria e dopo la scuola

ha deciso di studiare giornalismo. Come mai?

Persino la mia famiglia era sorpresa. Ci occupiamo di business da generazioni, eppure io ho scelto il giornalismo. Dopo aver capito che non avrei mai fatto carriera in Medio Oriente, ho dato retta al mio DNA e ho avviato la mia prima attività.


Nel 1992 è emigrato dalla Siria negli Emirati Arabi Uniti

e due anni dopo ha iniziato a commerciare automobili,

accessori e pezzi di ricambio a Sharjah. A soli cinque anni di distanza aveva già tagliato il traguardo del primo

milione. Qual è il segreto di un successo così fulminante?

Sono stato uno dei primi imprenditori a introdurre la riesportazio- ne come modello di business nel settore automobilistico negli Emi- rati Arabi Uniti. Concretamente ciò significa importare prodotti a Dubai, ad esempio dagli Stati Uniti, per poi esportarli in Africa. L’esportazione in Africa rappresenta una riesportazione da Dubai, a cui non si applicano tasse in quanto operiamo da una zona fran- ca. Allora era un modello innovativo e di grande successo.


Possiamo dire quindi che l’ingegnosità è una

delle sue qualità?

Sì, quando creo una nuova azienda mi metto sempre alla ricerca di nuovi approcci e nuove idee. E 25 anni fa ero al posto giusto nel momento giusto. Allora Dubai e Abu Dhabi volevano diventare un polo di scambi e commerci per il Medio Oriente e l’Africa, e di fatto per il mondo intero. Era un ambiente ideale per fondare un’azienda e lo è ancora oggi.


Perché?

L’ambiente del business negli Emirati Arabi Uniti è molto liberale. C’è poca burocrazia e l’imposta sul valore aggiunto è moderata. Persino ora, durante la pandemia, il mio business a Dubai e Abu Dhabi ha sofferto meno che in altri Paesi. Il governo è flessibile e aiuta gli imprenditori. Dal 2019 gli Emirati Arabi Uniti hanno intro- dotto un visto di permanenza a lungo termine (“golden card”) che può essere richiesto da imprenditori, investitori, scienziati, artisti, sportivi e individui con talenti speciali. Permette di risiedere nel Paese per cinque o dieci anni e si estende automaticamente.


Le sue attività si sono espanse in modo inconsueto:

commercio di automobili, poi logistica, media, vendita al dettaglio, settore alberghiero e infine sanità. C’era una

strategia alla base di questo percorso?

Sì e no. Il passaggio dal commercio di automobili alla logistica è stata una mossa naturale per integrare l’attività automobilistica esi- stente. Sostanzialmente si trattava di andare da A a B. Nel 2008, in- vece, ho fondato Orient Media che possiede stazioni TV e radio ed è attiva anche sui social media. Siamo il numero uno nei Paesi di lingua araba. Per me – laureato in giornalismo – si è chiuso un cer- chio. Ho sempre sentito la necessità di aiutare il Medio Oriente a diventare un luogo più liberale. L’espansione nel settore alimentare è stata dettata dall’esigenza di ridurre il rischio legato all’essere at- tivi in un unico settore come quello automobilistico. Il settore al- berghiero, invece, era un obiettivo del programma di mitigazione del rischio geografico del gruppo.


Nel 2018, è stato nominato da Forbes uno dei 50 espatriati più influenti negli Emirati Arabi Uniti. Quali qualità ci

vogliono per tagliare questo traguardo?

Lavorare duro è essenziale, ma non basta. È una questione di detta- gli: sfumature, piccole cose che fai in modo diverso e con cui ti con- traddistingui dagli altri nella tua linea di business. È proprio in questo che si crea il vantaggio competitivo necessario per emerge- re. Inoltre, è indispensabile saper lavorare in team e creare un am- biente permeato di energia positiva. È altrettanto importante che alla guida dell’azienda ci sia la persona giusta, uomo o donna non fa differenza. Le mie aree di business richiedono anche competenze specialistiche. Ritengo che uno dei miei compiti principali sia

quello di sviluppare con regolarità le sinergie tra tutte le società

del gruppo.


Vuole diventare più ricco?

Che domande! Certo! È naturale che io lavori per fare sempre più soldi, ma mi permetta di puntualizzare. All'inizio non mi interessa- va quanto guadagnavo, si trattava soltanto di sopravvivere. Poi è ar- rivata la fase in cui volevo che le mie aziende fossero leader nei ri- spettivi mercati, insomma era tutta una questione di competere. Adesso, invece, mi concentro sulla crescita. Investiamo somme no- tevoli in ogni progetto, pertanto abbiamo sempre bisogno dei ri- spettivi mezzi finanziari.


Nel 2016, ha lanciato Crystalbrook Collection in Australia. Il gruppo specializzato nel settore alberghiero possiede ho- tel e resort di lusso, allevamenti di bestiame e una marina. Visto che gli eventi climatici estremi sono sempre più fre- quenti in tutto il mondo, non è stato rischioso investire un miliardo di dollari nel progetto?

Se ragionassi così non potrei investire da nessuna parte. Viviamo tutti sullo stesso pianeta, e siamo tutti sulla stessa barca. Ognuno di noi è più che mai responsabile dell’ambiente e del mondo che ci cir- conda. L’Australia è speciale perché è un continente straordinario e bellissimo. C’è il sole tutto l’anno, ha spiagge e montagne meravi- gliose e le infrastrutture sono eccellenti. Le persone sono gentili, ospitali e sanno godersi la vita. Mi piacerebbe trasferirmi lì con la mia famiglia, prima o poi. E poi gli australiani sono i numeri uno in fatto di turismo sostenibile.


Per lei è importante l’impegno filantropico?

Tantissimo! Ho fondato Orient for Human Relief all’inizio del 2012 in Turchia e in Europa, dove opera ancora oggi per aiutare le vitti- me della guerra in Siria, all’interno del Paese e oltre i suoi confini. Abbiamo costruito 47 ospedali e strutture mediche che negli ultimi 10 anni si sono presi cura di oltre tre milioni di rifugiati. Inoltre, più di 30.000 studenti hanno beneficiato dei nostri programmi edu- cativi. Allo stesso tempo, siamo membri di altre organizzazioni umanitarie, tra cui il Syria Relief Network e la Multifaith Alliance for Syrian Refugees (MFA), che è stata fondata dalla straordinaria Georgette Bennett. Georgette, sopravvissuta all’Olocausto, presiede il Tanenbaum Center for Interreligious Understanding. Insieme ab- biamo fondato anche un centro per i diritti umani a sostegno dei rifugiati e dei perseguitati.


Tra le attività che lei supporta ci sono

anche laboratori di mosaico in Siria.

Il mestiere del mosaicista è importantissimo in Siria. Abbiamo dato vita ad Hatay per aiutare i rifugiati a non perdere le proprie abilità

e per creare opportunità di lavoro. Ordiniamo regolarmente i loro mosaici, con cui decoriamo le nostre proprietà e i nostri hotel e in- stalliamo altre opere negli spazi pubblici di tutto il mondo.


Aiutare le persone in difficoltà …

… per me è un dovere, un segno di altruismo. I principi etici che guidano il mio business e la mia vita privata sono gli stessi. Lavoro sempre per il bene comune.


Ha una moglie e cinque figli. Come riesce a ricavarsi

del tempo per loro, considerati tutti i suoi impegni?

Faccio del mio meglio. Mia moglie Nahed è coinvolta nelle mie atti- vità, e lo sono anche le mie figlie. Le porto sempre con me nei miei viaggi, se possibile. Garantire la salute, la sicurezza e la felicità del- la mia famiglia è la mia priorità. Segue a ruota la mia azienda, il mio sesto figlio, per così dire.


Fonda ancora nuove aziende?

Certo! Di recente ci siamo concentrati sul digitale. Stiamo

creando diverse piattaforme B2B per mettere in contatto acquirenti e venditori. Negli Emirati Arabi Uniti abbiamo appena lanciato Buyparts24 per i pezzi di ricambio del settore automobilistico. Inol- tre, abbiamo avviato Buygro, una piattaforma B2B dove mettiamo in contatto distributori e committenti con negozi di alimentari e tavole calde a conduzione familiare. Sono fatto così: come

imprenditore non mi fermo mai.

TEsto

Eva Karcher


Illustrazione

Paula Sanz Caballero

Ghassan Aboud

L’imprenditore di origine siriana ha fondato il Ghassan Aboud Group (GAG) nel 1994. Ciò che è iniziato come un business di esportazione di automobili si è trasformato in una società inter- nazionale con sedi negli Emirati Arabi Uniti, Australia, Belgio, Giordania e Turchia. Ghas- san Aboud gestisce con successo aziende in sva- riati settori, tra cui automotive, alimentare, vendita al dettaglio, logistica, media, servizi al- berghieri e sanità. Ha fondato l’organizzazione umanitaria Orient for Human Relief, che aiuta i rifugiati siriani all’estero offrendo servizi sani- tari ed educativi e creando opportunità di lavoro.

gagroup.net

orienthr.ngo

“Aiutare le persone in difficoltà per me è un dovere, un segno di altruismo”

Ghassan Aboud

“Mia moglie Nahed è coinvolta nelle mie attività, e lo sono anche le mie figlie. Le porto sempre con me nei miei viaggi, se possibile”

Ghassan Aboud

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