Intervista/ Christiana Riley

Werte / N°24

“Sulla diversità,

Wall Street

ha ancora da

recuperare”

Christiana Riley, membro del consiglio di amministrazione e CEO of the Americas di Deutsche Bank, parla del business della banca negli Stati Uniti, dell’importanza dei temi ESG e di come Deutsche Bank si concentri sempre più sulla diversità

In autunno Deutsche Bank si trasferirà da Wall Street nella sua nuova sede a One Columbus Circle, uno degli indirizzi più prestigiosi di Manhattan. Quale ruolo riveste il mercato statunitense nel business complessivo di Deutsche Bank?

Il prossimo anno Deutsche Bank festeggia i 150 anni di attività ne- gli Stati Uniti. Queste radici profonde, insieme all’importanza di New York come hub finanziario internazionale e al valore degli Stati Uniti come una delle destinazioni principali delle esportazioni tedesche, rendono il mercato statunitense una delle componenti chiave della presenza globale di Deutsche Bank. Viceversa, la Ger- mania è una delle principali destinazioni delle esportazioni ameri- cane e rimane un alleato forte nel cuore dell’Europa. Deutsche Bank, e le nostre attività negli Stati Uniti, si trovano al centro di questi legami economici e facilitano l’accesso alla parte migliore

di entrambi i mercati.


Considera Deutsche Bank un ponte tra l’Europa

e le Americhe?

Siamo una delle banche straniere più grandi sul mercato e permet- tiamo alle aziende europee di accedere al mondo economico delle Americhe, ma aiutiamo anche le imprese americane che si affidano alla nostra rete di servizi globali per espandersi all’estero. Nella

regione risiedono le nostre attività principali in materia di invest- ment e corporate banking e i nostri clienti comprendono bene chi siamo e cosa facciamo. Di conseguenza abbiamo punti di contatto costanti con la leadership senior della nostra clientela e siamo in grado di individuare i migliori talenti.


Lei ha assunto la guida del business degli Stati Uniti

nel 2019 e si occupa di gestire l’impatto regionale di una tra- sformazione globale. Che cosa la tiene sveglia la

notte, adesso che è dall’altra parte dell’oceano?

All’inizio della nostra trasformazione nel 2019 eravamo più piccoli, più semplici e soprattutto, più forti. I risultati del nostro lavoro si riflettono nelle prestazioni a livello regionale degli ultimi due anni e lo slancio positivo che abbiamo generato ha migliorato la nostra posizione nei confronti dei clienti, del mercato e persino dei nostri stessi colleghi. Costruire una cultura di eccellenza e integrità è di vitale importanza per me, ma anche per la regione di riferimento e per l’intera azienda. È importante notare che non diamo nulla per scontato. Sappiamo che dobbiamo lavorare di più in determinate aree e impegnarci con costanza per mantenere i nostri progressi. Inoltre, dobbiamo rafforzare la nostra capacità di gestire il rischio non finanziario, in particolare tenendo fede al nostro impegno di prevenire il crimine finanziario. Siamo qui sia per fare del bene at- traverso il sistema finanziario sia per prevenire atti illeciti. Altrove abbiamo fatto grandi progressi in materia di dati e tecnologia ma c’è ancora del lavoro da fare.


Secondo Lei, quali aree offrono le maggiori opportunità

per Deutsche Bank negli Stati Uniti?

Guardando avanti intravedo all’orizzonte due opportunità princi- pali. La prima è l’affidabilità e l’ampia portata di Deutsche Bank in Asia. Mentre le tensioni politiche tra Stati Uniti e Cina si accentua- no, i nostri clienti ci considerano una terza parte in grado di fornire risultati in Asia nonostante il vento cambi direzione di continuo. La seconda è il nostro grandissimo vantaggio in materia di ESG e sostenibilità che si basa sul successo ottenuto da questi prodotti in Europa. Le nostre ultime prestazioni non sono soltanto merito del- la capacità di sfruttare le tendenze del mercato: gran parte delle en- trate è reiterabile e sostenibile poiché deriva dall’aver potenziato l’impegno dei clienti e aver colto le opportunità emergenti.


Durante la legislatura dell’ex Presidente Trump gli Stati Uniti avevano allentato la presa in fatto di tutela del clima e dell’ambiente. Adesso il Presidente Biden sta lavorando per convincere il mondo che gli Stati Uniti prendono sul serio il mutamento climatico. In che misura il suo lavoro con i pro- dotti ESG beneficia di questo cambiamento?

Mentre l’amministrazione Biden e il Congresso degli Stati Uniti promuovono azioni politiche per contrastare il cambiamento cli- matico, noi siamo nella posizione giusta per sostenere la transizio- ne a un’economia a basse emissioni di carbonio. La salita al potere dell’amministrazione Biden è stata una svolta per il business ESG in America. L’impegno per la sostenibilità ambientale, gli incendi e la siccità nelle regioni occidentali degli Stati Uniti e le inondazioni in Germania hanno riportato l’attenzione sul mutamento del clima, costringendo le autorità di regolamentazione, i clienti e il nostro staff ad affrontare pubblicamente l’argomento.


In che cosa differiscono gli Stati Uniti dall’Europa

in materia di tutela del clima?

I lettori europei saranno di certo molto ferrati sul dibattito che ruo- ta intorno alla necessità di raggiungere globalmente emissioni net- te pari a zero entro il 2050 e all’urgenza di fare progressi materiali in questo decennio. Negli Stati Uniti, al contrario, questa discussio- ne è iniziata seriamente soltanto quest’anno. In maniera speculare al nostro mercato europeo, la strategia globale di Deutsche Bank poggia sulla sostenibilità. In questo modo siamo nella posizione ideale per supportare la trasformazione sostenibile dei nostri clienti che hanno sede negli Stati Uniti.


In che modo Deutsche Bank favorisce la transizione

sostenibile dei suoi clienti negli Stati Uniti?

A differenza dei produttori fisici, le banche non dispongono di una vasta catena di approvvigionamento concreta da sfruttare per otte- nere un cambiamento immediato. Se un produttore di articoli spor- tivi usa materie prime come il cotone per le magliette o suole di gomma per le scarpe da ginnastica, le banche puntano sul contan- te. Il nostro modello di business è semplice: prendiamo in prestito del denaro per prestarlo ad altri per scopi socialmente utili o usia- mo tale contante per consentire ai nostri clienti di effettuare un al- tro tipo di transazione economica. Facciamo leva su questo model- lo di business per sostenere i nostri clienti durante il loro percorso di passaggio ai temi ESG offrendo loro i servizi di consulenza, i prodotti e le soluzioni di capitale di cui hanno bisogno. Ciò signifi- ca originare e strutturare obbligazioni ESG, produrre internamente gli asset che i nostri clienti richiedono e distribuirli sul mercato.


L’anno scorso ha scritto della necessità di prendere una

posizione pubblica forte contro il razzismo e ha parlato di volere investire più tempo ed energia per promuovere una cultura della diversità e dell’inclusione all’interno della banca. Da allora che cosa ha fatto Deutsche Bank negli

Stati Uniti?

Sulla scia del tragico omicidio di George Floyd abbiamo intensifica- to il nostro impegno per la diversità riallacciandoci ad alcuni suc- cessi che abbiamo ottenuto sulla scena LGBTQI+ e abbiamo adatta- to il nostro approccio alle esigenze delle persone che vivono negli Stati Uniti. Ma il nostro impegno non si ferma alla lotta al razzi- smo. Da noi razza, religione, background, esperienza, genere o orientamento sessuale non fanno differenza: chiunque dovrebbe poter essere sé stesso anche sul posto di lavoro.


In che cosa si traduce concretamente questo impegno?

L’anno scorso, negli Stati Uniti, ho lanciato sette azioni in sette mesi a sostegno della diversità razziale ed etnica: le abbiamo com- pletate prima del previsto. Le azioni concrete includevano cambia- menti nelle pratiche di assunzione e obiettivi integrati nelle tabelle di valutazione dei risultati: tutto ciò ci ha permesso di concentrarci sulle sfide.


Qual è stato l’impatto delle azioni sulla diversità e sulla

rappresentanza razziale?

Di tutti i neolaureati assunti nella nostra regione quest’anno il 41 % è donna e il 10 % di colore. Ciò rappresenta un aumento significati- vo rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 13 % e del 6 %. Anche la diversità dei tirocinanti che si sono uniti a noi questa estate è cresciuta rispetto allo scorso anno: le donne erano il 45 % e le persone di colore il 15 %, il che corrisponde rispettivamente a un balzo del 7 % e dell’8 % nei confronti dell’anno precedente.


Usciamo per un attimo dai confini della banca. Perché non coinvolgere istituti di proprietà di donne o di minoranze nelle attività di Deutsche Bank? Le grandi banche lo fanno sempre più spesso per dimostrare il loro impegno a favore della diversità.

Certo, alle parole stiamo facendo seguire i fatti. Questa primavera abbiamo preso in prestito 750 milioni di dollari per finanziare le no- stre operazioni negli Stati Uniti. Ma anziché procurarci direttamen- te i finanziamenti, come di solito si fa a Wall Street, abbiamo scelto di collaborare con un gruppo di undici aziende diverse. Il risultato? Il gruppo è stato in grado di aumentare il proprio profilo con gli in- vestitori, portare a casa il 60% delle commissioni sulle transazioni e condividere le proprie conoscenze per migliorare ulteriormente le credenziali per affari futuri.


Perché scegliere questo approccio?

Perché sulla diversità Wall Street ha ancora da recuperare. E non sarà l’ultima volta che opteremo per questo approccio.

TESTO

Helene Laube


ILLUSTRAZIONE

Paula Sanz Caballero

“All’inizio della nostra trasformazione nel 2019 eravamo più piccoli, più semplici e, soprattutto, più forti”

Christiana Riley

“Siamo una delle banche straniere più grandi sul mercato e offriamo la possibilità alle aziende europee di accedere al mondo economico delle Americhe”

Christiana Riley

Christiana Riley

Si laurea con lode alla Princeton University e ottiene un MBA alla London Business School. Prima di entrare in Deutsche Bank, Riley ha la- vorato a New York nella banca d’investimento Greenhill che l’ha mandata a Francoforte. Poi è passata a McKinsey e nel 2006 a Deutsche Bank. L’americana ha trascorso nove anni nel Group Strategy & Planning, che ha guidato dal 2011 al 2015. Nel 2015 è diventata CFO della Corporate & Investment Bank. Nel 2019 è sta- ta promossa CEO of the Americas e ha fatto ritorno a New York. Dal gennaio 2020 è mem- bro del consiglio di amministrazione.

db.com

“Da noi razza, religione, background, esperienza, genere o orientamento sessuale non fanno differenza: chiunque dovrebbe poter essere sé stesso anche sul posto di lavoro”

Christiana Riley

“L’anno scorso, negli

Stati Uniti, ho lanciato

sette azioni in sette mesi

a sostegno della diversità razziale ed etnica:

le abbiamo completate

prima del previsto”

Christiana Riley

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